Recensione: Gintė Preisaitė • Instruments of Forgetting and the Singing Bone

Gintė Preisaitė, Instruments of Forgetting and the Singing Bone su FELT: collage elettroacustico, piano preparato e voce che riaffiora dall'oblio come luce baltica radente d'autunno.

Antonio Martellotta

6/14/20263 min leggere

Una lituana a Copenaghen incide un osso e lo lascia cantare: drone liturgico, piano-gamelan e musique concrète tenuti insieme da una disciplina segreta — il disco d'esordio di Gintė Preisaitė su FELT.

Gintė Preisaitė — lituana, formatasi al Conservatorio di musica ritmica di Copenaghen, prima emersa sotto il velo di Baraboro e poi a fianco di Toshimaru Nakamura — intitola l'album con due gesti contrari tenuti nella stessa mano: gli strumenti dell'oblio e l'osso che canta. Dimenticare e ricordare, cancellare e incidere. L'osso, nella vecchia ballata nordeuropea, è quello dell'assassinato che, lavorato in flauto, confessa da sé il delitto: la materia morta che torna a parlare, il timbro come testimonianza. Tutto il disco vive in questa torsione — la voce umana che non se ne va mai del tutto, che riaffiora dal collage come una colpa.

FELT, l'etichetta, prosegue il suo scavo nelle acque torbide dell'elettroacustica scandinava contemporanea, e qui ci porta qualcuno che a quelle acque appartiene solo per adozione: il suono di Preisaitė non somiglia a quello di Astrid Sonne né di ML Buch, per quanto il conservatorio sia lo stesso. È un idioma proprio, fatto di pop che non vuole essere pop — un album consapevole del pop, che non ne rifiuta le lusinghe ma le costringe nella forma sbilenca dell'avanguardia.

"Vigilance" apre con cinque minuti di drone liturgico, un fiato d'organo che non è organo ma assembramento di strumenti acustici che gemono — viola, contrabbasso, la quinton campanula, la tromba di Malthe Kaptain, il clarinetto di Oskar Tomala — un ensemble che respira come un solo animale ferito. Poi, dall'oblio, la voce. Ed è già corale prima ancora di moltiplicarsi: sovraincisioni, delay, glitch vocali si avvicendano fino a una soglia di perfezione estetica in cui voce e tecnologia non si distinguono più, una sola sostanza luminescente.

"Summary Saint Mary" è la scommessa più temeraria. Il pianoforte preparato suona come un gamelan riemerso da un fiume, frasi tonali percosse, e sopra ci si posano loop vocali alla Björk e tocchi elettronici di scuola Oneohtrix — un collage tra percussioni intonate, drone, piano e registrazioni d'ambiente che dovrebbe franare da ogni parte e invece tiene, sorvegliatissimo, mai un passo di troppo in nessuna direzione. È qui che il disco mostra la sua disciplina segreta: la tavolozza è impossibile, e lei la maneggia come fosse facile.

Poi, in "Deepen", compaiono i primi esseri umani in carne e ossa — una chitarra acustica (Lola Hammerich) che semplicemente accompagna, una batteria dall'incedere lento e greve, e una canzone. Una canzone vera, e molto bella, che dopo tanta materia in sospensione arriva come la prima parola pronunciata da chi è stato a lungo zitto. "Aéroport" è quasi diretta, quasi solare, un transito; "Nippon Dreams" riprende e amplia il vecchio gesto della musique concrèteil mondo reale rubato, tagliato, rimontato su nastro — ma lo torce verso un sogno, lo rende geografia interiore più che procedimento. E "Day", la più breve, è lì che le ombre si allungano: classica d'avanguardia che pare uscire da una stanza dove Stockhausen e la Nico di The Marble Index avessero lasciato le finestre aperte, l'aria ferma di certi pomeriggi che non finiscono mai.

Quel che resta, a disco concluso, non è una somma di tracce ma una temperatura. Un album che parla di fantasia, assurdità, relazioni senza mai nominarle davvero, e che fa dell'osso — della materia inerte, del campione, dello strumento — il proprio organo vocale. Si dimentica per poter cantare; si canta per non dimenticare del tutto. Le due cose, qui, sono lo stesso gesto.

Instruments of Forgetting and the Singing Bone è su bandcamp

Artista: Gintė Preisaitė

Album: Instruments of Forgetting and the Singing Bone 2026 (FELT)

Durata: 37'24"

Genere: avant folk, electroacoustic

Tracklist: Vigilance, Summary Saint Mary, Deepen, Aéroport, I Constantly, Nippon Dreams, Day, Loop the Pause

Gintė Preisaitė - Instruments of Forgetting and the Singing Bone
Gintė Preisaitė - Instruments of Forgetting and the Singing Bone
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