Recensione: Dagmar Zuniga • In Filth Your Mystery is Kingdom/Far Smile Peasant in Yellow Music

In Filth Your Mystery is Kingdom/Far Smile Peasant in Yellow Music - canzoni che tornano due volte, mai identiche: stessa melodia, due vite, due stati dello stesso pensiero.

Antonio Martellotta

6/7/20263 min leggere

Dagmar Zuniga incide canzoni su un nastro che le ridà mutate, fantasmi di sé stesse. Folk lo-fi e hauntology dove la voce, rovesciata e ossidata, diventa il calco di una voce — il morto che torna a cantare.

C'è un momento, dentro questo disco, in cui una voce viene mandata all'indietro — e smette di essere una voce per diventare il calco di una voce, il negativo di qualcosa che è stato detto e che ora torna spogliato del senso, tenendo solo il timbro. È lì che In Filth Your Mystery Is Kingdom dice cos'è: non un disco di canzoni, ma un disco di canzoni passate attraverso una membrana che le restituisce alterate, come se fossero state incise, sepolte, e riesumate da qualcun altro. Dagmar Zuniga le ha registrate su un Tascam a quattro piste, e il nastro non è il mezzo: è il vivente che mangia il suono e lo ridà mutato.

"Even God Gets Stuck in Devotion" apre da manuale di folk inglese delle tradizioni più oscure — una chitarra acustica arpeggiata con delicatezza, lenta, che avanza come chi cammina in un bosco che conosce a memoria. Poi il disco la rifà, più tardi, condensata a meno della metà: pianoforte drammatico e una voce che echeggia su anfratti e pieghe nascoste, dove qualcosa si annida lontano dalla luce. La stessa canzone due volte, mai uguale — e nello scarto tra le due versioni c'è già tutto il disco: l'idea che una cosa torni cambiata, che il ritorno sia sempre una deviazione.

"Plenty for All the Masses" sembra un brano della tradizione cantautorale francese, uno chansonnier in solitudine la cui chitarra acustica supera il volume del fader e va in distorsione, come se l'emozione eccedesse il supporto e lo rompesse; la sua gemella, "Plenty (For All of Life's Messes)", è più delicata negli accordi e nella voce, lo stesso ponte visto a un'altra ora. "Garden", con Hayes Hoey, e altri momenti del disco partono da arpeggi semplici su cui lo slow-core ha costruito una scena, e tra nastro magnetico e rumori di fondo, con la voce di Zuniga a tenere il filo, il risultato è folk hauntologico puro — niente di simile si è sentito negli ultimi tempi.

Ed è qui che il disco guarda oltremanica senza saperlo. C'è un momento in cui Zuniga sembra imitare la Ghost Box — l'etichetta inglese che ha fatto del recupero di un passato pedagogico e perturbante la propria lingua — ma tradotta in chiave umana e strumentale, spogliata dell'elettronica da public information film. La mossa è la stessa: Belbury Poly prese la voce di un cantante folk inciso su cilindro nel 1908 e, manipolandone velocità e altezza, fece cantare a un morto una canzone nuova. Zuniga fa lo stesso con sé stessa — si incide, si rovescia, si fa fantasma del proprio canto. "Her Master's Voice", sotto quel titolo da fantasma vittoriano, ricorda i Beach House, Solo che qui i Beach House sono passati attraverso il nastro di Zuniga, la levigatezza di quel dream pop è ora incrinata, ossidata.

"LN60: Jupiter Opposite Jupiter" è il punto in cui il disco si spinge più in là: organi fuori accordatura, flanger, synth che non stanno in scala e imitano un palcoscenico freak. Espansivo nella testa, un viaggio — e poi arriva la cosa che mancava, la voce mixata al contrario, e diventa folle nel senso buono.

Le canzoni sembrano sketch interrotti, prove sorprese a metà, la voce di Zuniga sempre sul punto di sciogliersi nella ruggine magnetica che la circonda. E forse il titolo più bello del disco, "Memory Always Sees the Loved One Smaller", dice anche il suo metodo: la memoria rimpicciolisce chi si ama, lo allontana, lo rende fantasma. Il nastro fa lo stesso. Riascoltare è ricordare male, e ricordare male — qui — è l'unica forma di fedeltà.

https://dagmarzuniga.bandcamp.com/album/in-filth-your-mystery-is-kingdom-far-smile-peasant-in-yellow-music

Artista: Dagmar Zuniga

Album: In Filth Your Mystery is Kingdom/Far Smile Peasant in Yellow Music 2026 (AD93)

Durata: 29'

Genere: ghost folk, lo-fi folk, ambient folk, singer-songwriter

Tracklist: Even God Gets Stuck in Devotion (feat. Austyn Wohlers), Plenty for All the Masses, Plenty (For All of Life's Messes), Even God Gets Stuck in Devotion (feat. Zach Phillips), Garden (with Hayes Hoey), Photography the Hard Way (feat. Hayes Hoey), Why I Remember (Each Day of Summer), LN60: Jupiter Opposite Jupiter, Rose of Mysterious Union, A Car With No Lights On, Her Master's Voice, Memory Always Sees the Loved One Smaller, In Filth Your Mystery Is Kingdom, To Live Happily

Dagmar Zuniga - in filth your mystery is kingdom / far smile peasant in yellow music
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