Recensione: Virginia Astley • From Gardens Where we Feel Secure

From Gardens Where we Feel Secure è il disco che tutti chiamano arcadia estiva è in realtà la coscienza della pace: Auden, fauni nel fossato, campi che bruciano. Si abita il giardino sapendo che il prato finisce.

Antonio Martellotta

6/2/20264 min leggere

Il disco che tutti chiamano arcadia estiva è in realtà la coscienza della pace: Auden, fauni nel fossato, campi che bruciano. Si abita il giardino sapendo che il prato finisce.

C'è un attrezzo da giardino inglese che si chiama ha-ha: un fossato scavato al limite del prato, invisibile da lontano, che tiene fuori il bestiame senza interrompere la veduta. Dalla finestra della villa il parco sembra continuare illimitato fino alla campagna; in realtà a un certo punto la terra sprofonda, e c'è una parete, e c'è un confine. L'inganno è ottico e di classe: il padrone vuole credere che il suo possesso non finisca mai, e l'architettura lo asseconda nascondendo la linea. Astley intitola una traccia "Hiding the Ha Ha", e in quel verbo — nascondere il fossato — c'è già tutto il disco, se solo si accetta di non sentirlo come ce lo hanno raccontato.

Perché ce lo hanno raccontato come un idillio. Disco d'estate, dicono, il più pastorale che esista, l'Arcadia inglese rifratta nella lentezza di luglio, Eno sotto il parasole. Tutto vero e tutto insufficiente. E in apertura quell'idillio è reale, va detto: "With My Eyes Wide Open I'm Dreaming" è un minuetto suonato da uccellini, scoiattoli e cerbiatti, la gioia nuda dell'essere, pianoforte e flauto che si raccontano storie, la natura come spazio che raccoglie l'universo. Poi "A Summer Long Since Passed", con le campane in sottofondo, una passeggiata domenicale verso la chiesa, un fraseggio di la-la-la che sembra venire da un'altra stanza della memoria. È il mattino del disco, e serve che sia così luminoso perché tutto il resto pesi. Il giardino di Astley non è un luogo in cui si è al sicuro: è un luogo da cui — from gardens where we feel secure, la preposizione conta — si guarda altrove sapendo che la sicurezza è un'illusione tenuta in piedi a fatica, una veduta senza confine perché il confine è stato scavato e coperto. Il verso è di Auden, A Summer Night, 1933: una poesia in cui un uomo gode della propria serenità tra amici sapendo che quella pace privilegiata poggia su violenze nascoste, e mentre lui sta disteso sul prato in Germania Hitler è appena salito al potere. Il mainstream cita Auden come si cita una targa. Nessuno lo legge fino in fondo. Astley sì: prende il momento esatto in cui la felicità sa di non meritarsi, e lo distende su trentacinque minuti di pianoforte e flauto e bestiame registrato.

Sono i giapponesi, curiosamente, ad averlo sentito meglio di chiunque. Nelle note d'ascolto che circolano sulle reti nipponiche il disco non è nostalgia: è 音による風景画, paesaggio dipinto col suono, e i versi d'animale, i campanelli di bicicletta, le bottiglie del latte non sono cornice ma materia compositiva alla pari della tastiera — e dentro quel tessuto, scrivono, ci sono 妖精や牧神, le fate e i fauni. Non è una metafora gentile. È animismo. Il prato di Astley è popolato, e non solo da lei. Là dove l'orecchio anglofono sente la campagna inglese — quella cosa rassicurante, fatta di tè e di siepi — l'orecchio che arriva da un'altra cosmologia sente presenze, e ha ragione. È in "Hiding the Ha Ha" che la presenza prende corpo. Si ascolti come il flauto è stato rallentato a metà velocità e poi rialzato di un'ottava: la voce di uno strumento che non esiste, un fiato che non ha polmoni umani. Qui i fiati si fanno quasi orchestrali, una scrittura che sembra venire dal romanticismo più che dal post-punk inglese del 1982 — e c'è dentro qualcosa da film di formazione degli anni '70, quella malinconia della crescita che guarda indietro mentre accade. Si ha il sospetto che mezzo catalogo della pastorale inglese venuta dopo abbia attinto qui, magari senza saperlo. È lì che si nasconde qualcuno, nel fossato. E quando la traccia si chiude sul raglio di Lilla, l'asina, non è un siparietto agreste: è l'animale che sa del confine e lo dice.

Il giorno avanza e il disco non si rasserena, si carica. Il cancello che cigola per tutta "Out on the Lawn I Lie in Bed" — un cardine, un suono di soglia, una cosa che si apre o si chiude e non si sa — diventa il vero strumento solista, e il pianoforte gli gira intorno come si gira intorno a una cosa che non si vuole guardare. E poi "Too Bright for Peacocks", dove il belato delle pecore in loop non accompagna il brano: lo costruisce. Sono le bestie a tenere il tempo, impazienti, quasi sfrontate, contro la parte di tastiera più toccante del disco. Sperimentalismo bucolico — l'idillio e ciò che lo morde montati insieme — unico a quei tempi e raro ancora oggi. Più il pomeriggio si fa caldo, più cresce quella che persino la critica anglofona, quando è onesta, chiama l'inquietudine intrinseca del disco — e che culmina in "When the Fields Were on Fire", nata da un incubo della madre di Astley, i campi che bruciano per la stoppia data alle fiamme, i pompieri che spengono. Folk horror in punta di piedi. Il giardino che prende fuoco mentre fuori fa troppo caldo per dormire.

Ecco l'interpretazione che corre parallela al main: From Gardens non è un disco sulla pace, è un disco sulla coscienza della pace — sul momento esatto in cui chi è al riparo capisce di essere al riparo, e capendolo perde il riparo. È la registrazione di un privilegio che si guarda da fuori. Per questo funziona ancora, per questo non invecchia come invecchiano i dischi new age cui lo accostano frettolosamente: perché sotto la dolcezza c'è il fossato, e Astley non lo riempie. Lo nasconde, come l'architettura del ha-ha, e ce lo lascia sentire proprio per quello che è: una caduta tenuta appena fuori dallo sguardo. Si abita il giardino sapendo che a un certo punto il prato finisce. E la cosa più inglese del disco non è la campagna: è la compostezza con cui non lo dice.

https://virginiaastley.bandcamp.com/album/from-gardens-where-we-feel-secure

Artista: Virginia Astley

Album: From Gardens Where we Feel Secure 1983 (Rough Trade)

Durata: 37'51"

Genere: neoclassical, pastoral, sound-sketch

Tracklist: With My Eyes Wide Open I'm Dreaming, A Summer Long Since Passed, From Gardens Where We Feel Secure, Hiding the Ha Ha, Out on the Lawn I Lie in Bed, Too Bright for Peacocks, Summer of Their Dreams, When the Fields Were on Fire, It's Too Hot to Sleep

From Gardens Where we Feel Secure Cover Album
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