Recensione: The Innocence Mission • My Room in the Trees
Recensione: The Innocence Mission • My Room in the Trees è un rifugio di memoria, pioggia e silenzi domestici, lieve come luce tra gli alberi. Forse il loro album migliore.
Lieve, come luce tra gli alberi dentro una casa di campagna che ricorda ancora tutto il silenzio.
C’è un momento preciso, verso sera, in cui la luce entra nelle stanze senza più appartenere davvero al giorno. È una luce ferma, quasi polverosa, che si appoggia sui mobili e rende tutto improvvisamente lontano: le tazze lasciate sul tavolo, le librerie, le piante sul balcone, perfino i rumori della strada sembrano arrivare da un’altra epoca.
My Room in the Trees vive esattamente lì, registrato dentro una memoria domestica. Come se le canzoni fossero state lasciate per anni dentro una casa di famiglia insieme alle fotografie, ai libri scoloriti, ai maglioni piegati negli armadi.
Quando uscì nel 2010, molti parlarono del ritorno dei The Innocence Mission a un suono più essenziale e raccolto dopo gli arrangiamenti più ampi di We Walked in Song. Ma ascoltandolo oggi colpisce soprattutto il modo in cui il trio della Pennsylvania sembrava completamente fuori dal tempo musicale del periodo. Mentre gran parte dell’indie folk cercava aperture più emozionanti, Karen e Don Peris continuavano invece a costruire miniature silenziose, quasi private.
In alcune interviste Karen Peris raccontò di essere ossessionata dai piccoli dettagli quotidiani, dagli alberi visti dalle finestre, dalle strade percorse lentamente in macchina con i figli, dai ricordi che riaffiorano senza motivo apparente. E infatti tutto il disco sembra nascere da osservazioni minime, mai spettacolarizzate.
La prima volta che ascoltai "North American Field Song" fuori i campi vicino erano completamente grigi e c’erano fili della luce che sparivano nella nebbia. Quando Karen canta sembra quasi farlo cercando di non rompere quell'atmosfera.
"Rain (Setting Out in the Leaf Boat)" è forse uno dei brani più belli che abbiano mai scritto. C’è qualcosa di infantile e antichissimo insieme in quell’immagine della barca di foglie portata via dall’acqua. Ascoltandola viene in mente certa letteratura americana piena di estati umide, fiumi piccoli, cortili dopo i temporali. Ma anche la sensazione adulta di guardare l’infanzia da molto lontano, senza poterci più tornare davvero.
"The Happy Mondays" — una delle loro canzoni più luminose e gentili, quasi sospesa tra quotidianità e nostalgia. "I’d Follow If I Could" — delicatissima, quasi una ninna nanna per adulti.
Gli alberi nei loro dischi non sono metafore, sono alberi veri.
Anche musicalmente il disco è quasi invisibile nella sua delicatezza. Le chitarre acustiche sembrano registrate a volume bassissimo. In un’intervista dell'epoca Don Peris disse che molta della loro musica nasceva dal tentativo di lasciare entrare l’aria nei brani. E ascoltando My Room in the Trees questa cosa si sente continuamente. C’è aria ovunque dentro il disco. Aria tra gli strumenti. Tra le parole. Tra un’immagine e l’altra.
Verso la fine dell’album arriva quella sensazione tipica dei loro lavori migliori: non la tristezza vera e propria, ma una specie di tenerezza dolorosa verso il tempo che passa. Come guardare una casa d’infanzia anni dopo sapendo che dentro non esiste più nulla di ciò che ricordiamo, eppure continuando a sentirla nostra.
Artista: The Innocence Mission
Album: My Room in the Trees 2010 (Badman Recording Co.)
Durata: 43'
Genere: indie folk, acoustic dream pop
Tracklist: Rain (Setting Out in the Leaf Boat), The Happy Mondays, God Is Love, Gentle the Rain at Home, Spring, All the Weather, Rhode Island, North American Field Song, Mile-Marker, The Leaves Lift High, I'd Follow If I Could, The Melendys Go Abroad, Shout for Joy


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