Recensione: Ruth Garbus • Profound

Ruth Garbus, Profound su Orindal: folk da mezzogiorno, Due Fauré tradotti e rughe cantate, l'anima freak che invecchia come una vite sul muro caldo di casa.

Antonio Martellotta

6/16/20263 min leggere

C'è un quadrante immaginario sotto questo disco, e non segna l'ora che ci si aspetterebbe da Ruth Garbus. Chi conosce il suo passato — il freak-folk dei Feathers, la malinconia minima — penserebbe a una luce radente, di tardo pomeriggio.

Profound invece vive di mezzogiorno: la meridiana con l'ombra quasi perpendicolare all'asticella, l'ora in cui non si proietta più nulla di lungo, in cui le cose stanno semplicemente dove sono, illuminate da sopra. È la stessa meridiana di Linda Perhacs, ma girata di qualche ora: meno raggi psichedelici che si sfrangiano, più una luce verticale che chiarifica. Garbus ha quarantaquattro anni, lo dice apertamente, e questo è il disco in cui smette di allungare ombre.

"I Think I'm Ready Now" lo dichiara dal titolo. Una ballata di pianoforte entrato in casa per un solo giorno, e il sole lo lambisce appena — lo sfiora, come si tocca una cosa di cui si è tornati sicuri. Lei la chiama "una canzone sull'essere un frutto maturo", e ridacchia della propria sfrontatezza; ma sotto la freddura c'è il gesto vero del disco, una resa pacificata, il deporre la vergogna come si depone un cappotto in una stanza tiepida.

"Clair de Lune" è il centro segreto, e qui Garbus fa una cosa che pochi noteranno. Prende Fauré — piano elettrico e chitarra che intrecciano una linea da planh, da lamento medievale virato seventies — e con esso prende, senza dirlo, Verlaine: il testo originale è quello in cui l'anima è un paesaggio scelto e le maschere cantano tristi sotto i loro travestimenti, mentre la luna fa sognare gli uccelli tra gli alberi. Verlaine, il poeta maledetto, scriveva la malinconia dentro la festa. Garbus la traduce in inglese e ne ribalta il segno: la sua voce è gioia pura di chi è presente, congiunto al luogo, non più mascherato. È un lamento antico cantato come se fosse un ringraziamento — recitato e donato, alla maniera in cui le cose si tramandavano prima che esistesse l'idea di pubblicarle.

In mezzo, il disco respira per accostamenti netti. "Nothing and Everything" posa una cassa in quattro quarti sotto pochi accordi sospesi e lascia tutto lo spazio al racconto: la melodia ha un'ossatura da King Crimson, prog ridotto all'essenziale. "500", meno di due minuti, è musica antica per chitarra — una monodia, la chitarra quasi una lira, con la voce che accompagna emettendo soltanto sillabe: il canto prima delle parole, la melodia allo stato di nuda intonazione. "Sunny Summer Guy" arriva su una batteria elettronica impiumata, dolce e distesa, e dice tutta la soddisfazione di chi ha vissuto la sua vita e se ne compiace senza vergognarsene — folk-pop senza un grammo di posa.

"Nocturne" — l'altro Fauré — è la gemma. Garbus si racconta con un intimismo da chi canta rivolta agli uccelli più che a un pubblico, e il piano resta elettrico: una scelta che dice qualcosa: allontana la musica da chi un pianoforte acustico potrebbe trovarlo ovunque, la àncora invece al desiderio, alla fantasia di un suono che non si possiede del tutto. È il punto in cui Profound è più indifeso e più sicuro insieme.

E "Tall Face" chiude riducendo il folk-rock all'osso, lasciando affiorare da lontano l'anima freak di Garbus: due accordi di piano in battente ostinato, il permesso che si dà di prendersi meno sul serio. Canta che le sue "rughe lussuose si attorcigliano come una vite" intorno al suo viso — l'invecchiare detto non come perdita ma come ornamento vegetale, una pianta rampicante sul muro caldo di una casa. È l'ultima ombra che si accorcia, e Garbus la guarda accorciarsi senza rimpianto.

Profound è su bandcamp

Artista: Ruth Garbus

Album: Profound 2026 (Orindal Records)

Durata: 37'

Genere: folk, psych folk, jazz folk

Tracklist: I Think I'm Ready Now, The Lost Soul, Clair De Lune, Nothing and Everything, 500, Sunny Summer Guy, Tip of the Hat to Fleur, Nocturne, All E-Lone, Tall Face

Ruth Garbus - Profound
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