Recensione: Yoal • Gloaming

Yoal • Gloaming nasce dall’incontro tra Satomimagae ed Euan Alexander Millar-McMeeken, due musicisti lontani geograficamente ma sorprendentemente vicini nel modo di intendere il folk contemporaneo.

Antonio Martellotta

5/20/20264 min leggere

Con Gloaming, Yoal attraversa territori folk-ambient dal carattere intimo e rarefatto, trasformando il crepuscolo in una dimensione dove arrangiamenti acustici e texture ambientali si muovono con estrema delicatezza.

Yoal nasce da uno scambio a distanza tra il musicista scozzese Euan Alexander Millar-McMeeken e l’artista giapponese Satomimagae. Il loro rapporto prende forma quando Euan invita Satomi a reinterpretare un brano dei Glacis per Interpretations: un gesto minimo che finisce però per aprire una corrispondenza costante, lenta, quasi diaristica, da cui emergerà Gloaming.

Più che un semplice incontro tra due musicisti, il disco sembra costruito attorno all’idea stessa di distanza: non come separazione, ma come spazio fertile in cui linguaggi, paesaggi e sensibilità differenti possono deformarsi a vicenda senza perdere la propria identità. Elementi della tradizione britannica e immaginari giapponesi convivono così nello stesso flusso sonoro, lasciandosi attraversare reciprocamente.

“Tori” — Si ha l’impressione di assistere a una lenta litania vicina a certe intuizioni di Grouper, dove un unico accordo sembra sorreggere l’intera composizione mentre la voce, stratificata nel riverbero, si dissolve progressivamente nello spazio. Attorno emergono minute figure sintetiche dal carattere infantile, piccoli frammenti sonori che si aggregano come cellule luminose fino a generare un organismo in continua mutazione.

“The Sea of Gold” — Riduce invece il linguaggio all’essenziale: pianoforte e voce di Satomimagae avanzano con una fragilità che evita continuamente di spezzarsi, lasciando affiorare una dimensione profondamente elegiaca. Quando la chitarra entra, lo fa quasi evitando di incrinare il silenzio costruito dal brano, accompagnando con discrezione lo spoken word di Euan. Semplicemente commovente.

“The Sun’s White Wind” — Si sviluppa attorno alla voce di Euan come una lenta deriva da camera: il pianoforte disegna linee essenziali mentre il violoncello di Peter Hollo espande lentamente la composizione verso territori quasi neoclassici. Le poche apparizioni della chitarra acustica sembrano provenire da vecchi nastri deteriorati, lasciando emergere una patina fragile e polverosa vicina a certe estetiche tape ambient contemporanee.

“Actias Aliena” — Si avvicina alla forma della canzone tradizionale secondo la sensibilità di Satomimagae: un fingerpicking circolare che procede con la naturalezza di un gesto quotidiano, fino a quando il pianoforte spalanca il ritornello in una corrente che sfoca lentamente i contorni del brano. Nel video le melodie sembrano provenire da vecchie pellicole domestiche: colori scoloriti, giochi infantili, prati mossi dal vento, corse vicino al mare, danze improvvisate in campagna. Il desiderio struggente verso ricordi che forse non abbiamo mai vissuto davvero. Una forma sonora di anemoia trasformata in immagini già in fase di sparizione mentre le stiamo osservando.

“Miles Apart, Seconds Away” — Riduce tutto a poche note di pianoforte e al dialogo fragile tra le voci di Euan e Satomimagae, trasformando il brano nella rappresentazione sonora della copertina di Gloaming: l’airone riflesso nell’acqua come presenza sospesa tra due mondi, incapace di appartenere completamente a un unico spazio.

“I’ll Give You the Sun” — Si apre attraverso una trama di sintesi granulare su cui la voce si muove con inflessioni che ricordano la dimensione più eterea di Elizabeth Fraser. È proprio la melodia vocale a trascinare il brano fuori da coordinate temporali precise. Con il passare dei minuti emerge il pianoforte e la voce parlata di Euan introduce una dimensione vicina a certe suite cameristiche del primo Novecento. Due sezioni profondamente differenti finiscono però per completarsi a vicenda, come riflessi emotivi della stessa memoria.

“Kizashi” — Costruisce il proprio paesaggio attraverso pochi elementi essenziali: pianoforte, voce e brevi cellule melodiche che bastano a evocare una quiete osservativa, quasi immobile. Sullo sfondo affiora uno strumento a corde dal timbro vicino alla tradizione giapponese, mentre lievi incursioni elettroniche compaiono come interferenze intime.

“Drifting Like a Leaf into the Flames” — Ruota attorno a un pianoforte impassibile mentre le voci di Euan e Satomimagae continuano a dialogare sfiorandosi appena. Intorno emergono interferenze sintetiche e derive droniche che iniziano lentamente a corrodere il silenzio del disco, introducendo una tensione più oscura e instabile.

“I’m Still Hollow, Creeping” — Attraversa territori più drammatici e irrequieti, con melodie che sembrano muoversi in continua ricerca, trascinate dalla tensione e dalla rabbia silenziosa della distanza. Il brano assume così un respiro quasi cinematografico, tra i più intensi dell’album.

“Creeping” — Affida tutto a un pianoforte che scandisce il tempo con una leggerezza giocosa ma già attraversata dalla malinconia, trasformando meno di due minuti in una piccola sospensione adolescenziale fuori dal tempo.

“Imagine What Her Eyes Have Seen” — Prende forma attraverso cello, pianoforte e contrabbasso che avanzano come una lenta marcetta dolcemente sghemba, sospesa tra eleganza da camera e malinconia sedimentata.

“Ohayo” — Torna a una scrittura vicina alla sensibilità tradizionale giapponese di Satomimagae, con melodie leggere che accompagnano l’ascoltatore con una delicatezza quasi consolatoria dopo il lungo attraversamento del disco. I suoni si rincorrono in piccoli strati deteriorati, come tape dimenticate che continuano a riaffiorare tra leggere dissonanze e ricordi ormai ingialliti.

“Tulips” — È forse il momento in cui Gloaming si avvicina maggiormente alla tradizione giapponese reinterpretata attraverso sensibilità ambientali. Il folk continua a permeare il disco non tanto come forma strumentale riconoscibile, ma come approccio alla composizione e alla relazione tra i suoni. La traccia si chiude con Euan e Satomimagae che uniscono le proprie voci negli ultimi istanti dell’album, lasciando l’impressione di una distanza finalmente dissolta dentro lo stesso respiro sonoro.

https://satomimagae.bandcamp.com/album/gloaming"

Artista: Yoal (Satomimagae & Euan Alexander Millar-McMeeken)

Album: Gloaming 2026 (Lost Tribe Sound )

Durata: 50'42"

Genere: ambient-folk

Tracklist: Tori, The Sea of Gold, The Sun's White Wind, Actias Aliena, "Miles Apart, Seconds Away", I'll Give You the Sun, Kizashi, Drifting Like a Leaf into the Flames, I'm Still Hollow, Creeping, Imagine What Her Eyes Have Seen, Ohayo, Tulips

Yoal - Gloaming Album
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