Recensione: Liana Flores • Flower of the Soul (full bloom)
Liana Flores • Flower of the Soul, debutto della cantautrice britannico-brasiliana: un incontro raffinato tra bossa nova e sophisti-folk sorprendentemente maturo.
Flower of the Soul è un punto d’incontro tra folk britannico, bossa nova e scrittura da camera, un disco che trasforma la leggerezza della musica brasiliana e il pudore malinconico del folk inglese in piccole scene quotidiane.
Il debutto di Liana Flores possiede una estetica immediatamente riconoscibile: un folk contemporaneo attraversato da brezze marine, cucine illuminate dalla pioggia, jazz club di provincia e una forma di malinia costiera dal tono tropicale.
Flower of the Soul rende permeabili mondi musicali che storicamente si sono soltanto sfiorati. Flores non utilizza la bossa nova come ornamento esotico né il folk britannico come veicolo tradizionale; piuttosto, sembra cercare il punto in cui la compostezza bucolica inglese può sciogliersi nella mobilità armonica brasiliana. In questo senso il disco non guarda soltanto a Nick Drake o Vashti Bunyan, riferimenti ormai inevitabili, ma anche a Astrud Gilberto, Milton Nascimento e perfino a certa chanson impressionista francese.
La campagna del Norfolk evocata nelle interviste — il mare, gli alberi, il ritorno ciclico delle stagioni — non è semplice sfondo estetico, ma una parte concreta della costruzione musicale. Flores ha descritto Flower of the Soul come una raccolta di “love songs for the natural world”.
C’è nel disco anche una dimensione quasi domestica della musica brasiliana, quella che Flores racconta osservando musicisti improvvisare percussioni con bottiglie e posate nei bar di Rio. Questa idea attraversa gli arrangiamenti stessi: le percussioni seguono movimenti più organici che metrici, le chitarre evitano il virtuosismo centrale, mentre fiati e archi entrano nelle composizioni come improvvisi cambi di luce.
L’introduzione di “Hello Again” agisce allora come una soglia narrativa, il cantato fluttua etereo ricordando passaggi di Linda Perhacs in Parallelograms.
Noah Georgeson — produttore che porta con sé l’ombra lunga di Joanna Newsom e Bert Jansch — evita accuratamente di lucidare eccessivamente le composizioni. “Now And Then” si muove lentamente, come se Flores stesse osservando l’amore da una distanza ormai irreversibile. Qui la bossa nova smette di essere una semplice forma ritmica e diventa architettura psicologica; le armonie scivolano tra jazz da camera e melodie pop anni Settanta, lasciando l’ascoltatore in uno stato di quieta dispersione.
Anche “Butterflies”, con la presenza di Tim Bernardes, evita qualsiasi estetica da cartolina tropicale. Il portoghese non aggiunge esotismo al disco: ne altera silenziosamente la grammatica, sciogliendo la compostezza del folk britannico dentro una musicalità più morbida e sensuale.
La versione Full Bloom amplifica ulteriormente questa sensazione di mondo aperto anziché chiuso. Aggiunge due brani che hanno qualcosa di incompiuto nel senso più bello del termine.
E in fondo, la frase più rivelatrice è probabilmente quella scritta dalla stessa Flores alla presentazione dell’album:
“for living’s a strange & wonderful thing”.
Artista: Liana Flores
Album: Flower of the Soul 2024 (Verve Records)
Durata: 44'25"
Genere: sophisti-folk, bossa nova
Tracklist: Hello Again, Orange-Coloured Day, Nightvisions, Crystalline, Now and Then, Halfway Heart, When the sun…, I Wish for the Rain, Cuckoo, Butterflies, Slowly, Borrow Mine, Weirdest Shapes.


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